L'Opera Nazionale Balilla fu un'istituzione fascista creata da Benito Mussolini, a carattere parascolastico, fondata nel 1926 e sciolta nel 1937, per confluire nella Gioventù Italiana del Littorio (G.I.L.), alle dirette dipendenze del Partito Fascista (decreto ufficilale in formato pdf).
Una legge del 3 aprile 1926 sancì così la nascita dell'O.N.B. organizzata da  Renato Ricci, avanguardista della prima ora, che diresse l'organizzazione fino al suo proscioglimento.
Prima della sua istituzione, Ricci prese contatti in Inghilterra con Baden-Powell , fondatore dello scautismo  (che gli avrebbe dato "preziosi consigli") e in Germania con gli esponenti del Bauhaus .
Nel 1927  il regime fascista sciolse per legge le organizzazioni giovanili non fasciste, tra cui le associazioni  degli scout  (gli scout continuarono a svolgere le proprie attività in clandestinità e parteciparono attivamente alla lotta antifascista), ad eccezione della Gioventù Italiana Cattolica , che dovette comunque ridurre le proprie attività.
Complementare all'istituzione scolastica, l'O.N.B. era "finalizzata all'assistenza e all'educazione fisica e morale della gioventù". vi facevano parte i giovani dagli 8 ai 18 anni, ripartiti in due sottoistituzioni: i Balilla e gli Avanguardisti .
L'O.N.B. mirava non solo all'educazione spirituale, culturale e religiosa, ma anche all'istruzione premilitare, ginnico-sportiva, professionale e tecnica.
Scopo dell'O.N.B. era infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell'educazione militare e renderli consapevoli della loro italianità e del loro ruolo di "fascisti del domani".
Rigidamente centralizzata, l'O.N.B. fu sin dalla sua fondazione concepita dai fascisti come uno strumento di penetrazione nelle istituzioni scolastiche.
All'O.N.B. fu affidato l'insegnamento dell'educazione fisica nelle scuole; presidi e insegnanti erano tenuti ad aprire le porte delle strutture scolastiche alle iniziative dell'O.N.B. e a invitare tutti gli studenti ad aderirvi.
L'O.N.B. gestiva anche corsi di formazione e orientamento professionale, corsi post-scolastici per adulti, corsi di puericultura e d'economia domestica  per le donne, oltre a migliaia di scuole rurali che nel 1937 erano più di seimila.
Giovan Battista Perasso o Giambattista, detto Balilla è una popolare figura storica di patriota  della Genova del Settecento, avvolta nella leggenda e nel mistero.
La sua reale identità è rimasta dubbia, come il suo ceto sociale, alcuni parlano di lui come un popolano, anche se in un celebre dipinto eseguito a pochi anni di distanza della rivolta, viene raffigurato con sfarzosi abiti aristocratici, forse potrebbe venire il dubbio che questi ultimi commissionarono il quadro per potersi prendere il merito della sommossa, non lo sapremo mai.
In ogni caso in lui viene identificato il giovane da cui, il 5 dicembre 1746, partì la rivolta popolare contro gli occupanti dell'impero asburgico  nel quartiere genovese di Portoria
(ndr questo quartiere fu completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale ed ora è il centro commerciale, finanziario e giuridico di Genova).
La popolazione venne incitata dal ragazzo a sollevarsi contro le truppe di occupazione, quando con la forza, vollero costringere i passanti a liberare un mortaio genovese, sottratto come tanti altri alla città e quindi rendendola inerme contro eventuali attacchi nemici, che rimase impantanato durante il trasporto.
Lo sdegno e l'ostilità della popolazione si concretizza nel gesto del Balilla che al grido "che l'inse?" scaglia la prima pietra di una fitta sassaiola, costringendo gli austriaci all'abbandono del pezzo e a una fuga precipitosa.
Così Il 10 dicembre la città fu liberata dalle truppe austriache.
Statua del Balilla, nel quartiere di Portoria a Genova.
Il Fucile/Moschetto Balilla, fu prescritto dalla Presidenza centrale dell'Opera
Nazionale Balilla e destinato ai ragazzi dai 6 ai 12 anni per addestramento premilitare.
Nel 1931 il Balilla fu commissionato alla F.N.A. di Brescia  già P. Lorenzotti, che cominciò immediatamente la produzione.
Gli esemplari prodotti erano praticamente identici, anche se in scala rodotta, ai moschetti modello 1891 (comunemente conosciuto come moschetto da cavalleria).

Caratteristiche tecniche costruttive del Balilla:

la canna è rigata in calibro 6,5 o 5,5 con 4 righe destrorse a passo costante ed è unita alla culatta mobile attraverso filettatura.
All'altezza della volata vi è una braca per l'attacco della baionetta ripieghevole e la maglietta per la cinghia.
L'alzo è graduato da 6 a 13 ettometri e a ridosso dell'alzo si trova un ingrossamento con 5 faccette sulle quali sono incise le iniziali della fabbrica, il nome della città ove risiede la fabbrica, il numero di matricola e l'anno di costruzione.
Sulla parte anteriore della culatta è inciso il fregio dell'O.N.B. (Opera Nazionale Balilla), spesso sulla pala del calcio si trovano impresse, il numero di matricola del moschetto e il logo della fabbrica di produzione, inoltre sulla pala del calcio venivano spesso applicate delle targhette commemorative, col nome di un parente del Balilla, deceduto in guerra, oppure col nome di personaggi di importanza storica dell'epoca.

In un secondo tempo, quando furono abolite le munizioni a palla, furono prodotti altri modelli di Balilla ancora più semplificati, come il modello del Balilla Grazian, che aveva la canna liscia ed era infilata dentro il legno per congiungersi a forza nella culatta perchè priva di filettatura.
Anche in questo moschetto si presentavano le stesse caratteristiche del precedente costruito dalla F.N.A. ad eccezione di pochi piccoli particolari.
A partire dal 1937, anno dello scioglimento dell'O.N.B., nella parte anteriore della culatta, troviamo al posto del fregio dell'O.N.B, quello della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio).
Il Balilla fu realizzato da altri produttori, in maniera molto più semplificata e presentavano la canna ostruita e l'otturatore senza l'estrattore, dato che dovevano sparare cartucce di carta.
La nostra ricerca è quella di analizzare ogni aspetto tecnico e costruttivo di questi modelli, grazie all'aiuto del materiale in nostro possesso, cercando di dare una definizione appropriata ad ogni singolo pezzo proposto.



Balilla FNA (Brescia)

Balilla 6mm Flobert (Brescia)
NEW

Balilla Grazian (Verona)

Balilla NeVC



Giocattoli


Balilla (senza marchi produttore)

Balilla per "figli della lupa" 1 (senza marchi produttore)

Balilla per "figli della lupa" 2 (senza marchi produttore)

Balilla  -Barbera-


Balilla "Corno da caccia"

Balilla Mab
 
Balilla MCM 
NEW

Balilla MP (Molgora)

Balilla Saconney 1  

Balilla Saconney 2 

Balilla Smig

Balilla TS (senza marchi produttore)

Balilla Universal Patent 1

Balilla Universal Patent 2




(n.d.r. Le pagine seguenti, che riguardano i moschetti Balilla, sono puramente illustrative, per i dettagli tecnici di funzionamento, riferito al modello costruito dalla F.N.A. e da Grazian:
Serbatoio, Culatta mobile e  Otturatore
ci si deve  riferire alla pagina del Fucile modello 1891


Ecco altre immagini dei Balilla, quella a sinistra tratta dalla copertina di un quaderno della scuola elementare e l'altra a destra da una cartolina pubblicitaria.
Ecco alcune immagini, che ritraggono dei Balilla alle prese col moschetto e in parata.
Ecco a confronto le lastrine di caricamento, di un fucile/moschetto modello 1891 e di un moschetto Balilla, in basso i bossoli e i capellozzi per il tiro ridotto (collezione Sig. Carlo Rotondaro).
Munizionamento
Queste immagini sono tratte dalla vita quotidiana avellinese degli anni '30, a sinistra un figlio della lupa e a destra la classica foto ritratto.
(per gentile concessione dal sito www.avellinesi.it)
Altra panoramica del munizionamento del Balilla, da notare che il proiettile in ottone ha incisa la scritta "ONB".
Capsule di carta per Balilla giocattolo (per gentile concessione del Sig. Nicola Munari).
Il regime fascista inquadrò, sullo stesso stile dell'organizzazione maschile, anche le bambine e le ragazze, ma senza alcun scopo bellico. 
Furono divise in gruppi giovanili, le Piccole Italiane con età compresa tra gli 8 e 13 anni e quello delle Giovani Italiane dai 14 ai 17 anni.
La donna fascista ideale doveva avere un fisico allenato, essere educata alla funzione di moglie, essere madre di tanti figli e restare a casa per dedicarsi a loro.










Nella foto, Rosanna Piras, classe 1931, mia madre.